"Zia,
perché Sofia piange?", "Non ne ho la minima idea",
"Ma tu sei sua madre!". Persino il mio nipotino di 5 anni è
convinto che una madre non possa non sapere perché il figlio appena
nato pianga. E invece spesso è proprio così: il famigerato istinto
materno - posto che esista - non fornisce tutte le risposte che una
madre vorrebbe e spesso i neonati sono dei perfetti estranei persino
per colei che li ha generati. Degli estranei pieni di bisogni,
incapaci di esprimerli chiaramente, che esigono soddisfazione senza
sentire ragioni. Un bel rompicapo che può portare al manicomio anche
la più materna delle donne.
animabella
il blog di Cinzia Sciuto
lunedì 6 maggio 2013
martedì 9 aprile 2013
M5S, prigionieri di se stessi
Nel
post
scritto su questo blog poco prima delle elezioni (e ripreso da Massimo
Gramellini su La
Stampa del 16 febbraio scorso)
avevo osservato come – con il nostro sistema istituzionale e a
maggior ragione con l'attuale legge elettorale – non aveva alcun
senso indugiare in campagna elettorale su promesse particolari, tanto
nessuno poteva mai sapere in quali condizioni, una volte vinte le
elezioni, si sarebbe trovato a operare. Non è bello dire “l'avevo
detto”, ma: l'avevo detto.
venerdì 29 marzo 2013
Intimidazioni "mafiose" contro mamma Aldrovandi
Più ci penso e più la manifestazione
dei poliziotti in solidarietà con i quattro colleghi condannati in
via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi - manifestazione
inscenata proprio davanti al Comune di Ferrara, dove lavora la madre
del ragazzo - mi pare particolarmente indegna. Cosa hanno voluto dire
infatti quei (pochi, per fortuna) poliziotti, aderenti ad uno dei
sindacati della polizia, il Coisp, con quel sit-it? Non rivendicavano
tanto l'innocenza dei colleghi, quanto piuttosto una sorta di
intoccabilità "di casta" degli appartenenti alle forze
dell'ordine. Lo slogan della manifestazione era "i poliziotti in
galera e i criminali fuori": che vuol dire? Forse che i
poliziotti in quanto tali non possono talvolta essere anche
dei criminali? Che gli uomini in divisa in quanto tali non
vanno mai toccati? Che godono di una speciale immunità/impunità?
Che per loro non vale il principio della "legge uguale per
tutti"?
E poi la sciagurata scelta del luogo.
venerdì 8 febbraio 2013
Elogio della genericità (in campagna elettorale)
C'è in giro - a due settimane dal voto
- un'ansia di precisione, di dettagli, di promesse circostanziate
davvero incomprensibile. Se si votasse per un dittatore dai pieni
poteri di un pianeta privo di relazioni con chicchessia forse avrebbe
senso chiedere ai vari candidati impegni precisi. Nel nostro caso
invece le condizioni reali in cui chiunque vinca si troverà a
operare sono talmente tante e intrecciate tra loro - da quelle
strettamente politiche a quelle economiche ed europee - che anche
solo chiedere "cosa farai una volta eletto?" ha il sapore
di una domanda retorica, alla quale necessariamente si deve
rispondere sapendo di mentire. E anche chi pone la domanda lo sa.
Io non voglio promesse, voglio
prospettive. Non mi interessa sapere cosa esattamente tu che vincerai
farai all'indomani delle elezioni, perché non puoi saperlo neanche
tu (non sarai, appunto, un dittatore dai pieni poteri di un pianeta
ecc. ecc.). Mi interessa conoscere i tuoi valori di riferimento, la
tua idea di società, l'Italia che hai in mente, l'Europa che
vorresti. Cosa intendi per libertà, per autonomia, per
responsabilità, per diritti, per famiglia, per educazione. Mi
interessa conoscere l'orizzonte che ti guida, la tua utopia. Non
perché ho voglia di ascoltare favole, ma per sapere quale sarà la
tua stella polare nel corso del tuo impegno politico. E capire se sei
in grado di muovere almeno qualche timido passo in quella direzione.
Sarebbe già tanto.
Buon voto a tutti
PS: È possibile che questo sia
l'ultimo mio post per un po' di tempo, tra qualche giorno diventerò
mamma per la seconda volta.
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